La U12 in altalena

Eccoci alla terza uscita ufficiale dei nostri U12: questa volta la trasferta è in quel di Como, ospitati dai Cinghiali. Ad accoglierci acqua battente e vento… il campo è una grande piscina marrone, non proprio l’ideale per le imminenti battaglie dei nostri ragazzi che, però, entrano in spogliatoio incuranti delle avversità meteorologiche. Siamo 14 prima di entrare in campo, ma ci ridurremo a 12 al fischio di inizio, a causa di malesseri e infortuni. Il Coach Gigi entra con la solita carica e il suo sorriso rassicurante, i ragazzi gli si affollano intorno per la consegna delle magliette: facce sorridenti e pronte a giocare.

Si parte!
La prima partita è contro Milano Nord. I nostri partono in quarta fra uno schianto nell’acqua e un placcaggio, la palla viaggia veloce e per due volte penetriamo dietro le linee difensive: è subito 2 a 0! La partita sembra una formalità, ma Milano non ci sta. Alla fine dei due tempi è un 3 a 3 che rende onore a tutte e due le squadre che hanno dato battaglia nel freddo e nel fango.
Il tempo di un tè caldo, il coach incita i suoi che gridano pieni di orgoglio prima di riprendere la via del campo. Ma forse il ristoro ha tagliato un po’ le gambe… nel freddo e nella pioggia ancora più fitta, affrontiamo i padroni di casa: i ragazzi del Como sono ben organizzati e decisamente più fisicati dei nostri. Non a caso la mischia dei comaschi la fa da padrona. Il risultato è 8 a 0, ma i ragazzi del Rho hanno cercato comunque di battersi su ogni pallone, senza risparmiarsi.
Questa volta si torna negli spogliatoi un po’ meno baldanzosi: il Coach raduna tutti i suoi e si confronta coi suoi giovani giocatori. Si scende in campo contro il Tradate. C’è voglia di riscatto, i passaggi viaggiano veloci e precisi, le prese lo sono altrettanto: tutto nonostante una palla poco amica, resa viscida dal fango e dal freddo che blocca le mani. Il Rho c’è, sia con la testa che con lo spirito: è un 5 a 0 che riporta il sorriso.
L’ultimo match è contro i Mosquitos. Anche loro come il Como sono messi meglio fisicamente e dimostrano anche un gran gioco: la partita finisce 1 a 5 per i bianconeri, ma se le mete segnate in una vittoria hanno un dolce sapore, quelle segnate durante una sconfitta riescono ad avere la forza dell’orgoglio, della caparbietà, dello spirito di questo sport. Ed è così che, fra onde d’acqua e fango, la pioggia che batte sui nostri ragazzi infreddoliti, la palla comincia a scivolare come una saponetta nel campo fangoso, un calcio, una corsa disperata, un altro calcio, con gli avversari pronti al momento del placcaggio, un terzo calcio e poi il tuffo liberatorio a schiacciare quella palla in meta, quella meta che sa di orgoglio, di voglia di non mollare, di voglia di lasciare il segno anche quando tutto va storto.
Un’altalena di emozioni, su e giù fra risultati e botte, in un clima veramente da lupi.
A fine partita Gigi guarda i suoi: “volete salutare il campo?” chiede sorridendo, e i suoi cominciano a lanciarsi felici nel fango fino a mimetizzarsi completamente con il fondo!

Un grazie a tutti, soprattutto al coach che accudisce con amore i suoi ragazzi e che di lì a poco andrà a prendere altra pioggia e altro fango, ma questa volta come giocatore. E grazie ai nostri ragazzi che non si sono tirati indietro mai da un placcaggio o da una ruck, chi con maggiore intensità chi meno, ma tutti lì a prendere vagonate di pioggia per onorare la maglia bianco rossa che portano con orgoglio.