Under 9: Qualsiasi cosa vi dica di fare, ignoratela!

22-01-2023

Il Conte si presenta in leggerissimo ritardo, specificando che c’è stato qualche contrattempo in fase di preparazione, ma che ora è pronto per giocare. Aggiunge poi qualcosa che gli allenatori intorno fanno un po’ fatica a capire, ma tempo per approfondire, visto che le partite stanno iniziando, non c’è n’è molto.

Ad esserci invece c’è un gran freddo. Non che nessuno lo avesse atteso, sia ben chiaro, ma la faccenda non cambia la sostanza: quel barile di tè caldo a bordo campo sarà per oggi il miglior amico dei bambini. Alcuni comparabili ad alcolisti in astinenza si metteranno diligentemente in fila per avere il loro bicchiere, Dio benedica il nostro fotografo/spacciatore per averci pensato.

Cochise mi guarda col bicchiere in mano, ride, e dice con fare sornione “È il quinto!”.

Le partite, si diceva. Stavolta siamo divisi con un metodo chiaro: Rho 1 è l’anno 2014, Rho 2 è l’anno 2015. Il partizionamento ha una sua logica, che emerge nei vari incontri che si susseguono. Sono tutte belle partite, nelle quali sta emergendo sempre di più la coscienza della squadra.

In più di un’azione il passaggio non è stato un caso fortuito, bensì la ricerca di un compagno che potesse aiutare l’azione a proseguire. Tutto in linea con la precedente uscita, ma stavolta con un aspetto ulteriore, una sensazione diversa di… Presa di coscienza.

Aspetto poco trascurabile in circostanze nelle quali si possono trovare squadre avversarie con elementi fisicamente più prestanti. Se è vero che chi non ha testa ha gambe, in più di un’occasione i bimbetti hanno dimostrato che un pochino di sale in zucca sta arrivando.

Poi certo, c’è sempre da ricordare a McGregor che il rugby è un gioco di squadra anche quando sei bravo bravo, a Tony Montana che a partire ci si alterna, a Legolas che se avanza dritto fa meno strada che a girare per il mondo intero. Ed a proposito di avanzamento c’è la questione Tempesta.

Gli dico, “non preoccuparti della mano con cui difenderti, tieni il pallone a due mani, punta la meta senza girarci attorno e vedrai che avanzerai di più”. Detto fatto, l’azione successiva guarda avanti, pallone a due mani e via dentro come un treno. Fatto sta che prende una ribaltata cosmica atterrando sul pallone (messo per giunta a disposizione).

Accertamenti del caso, niente di rotto, lacrime asciugate e lo sguardo fisso su di me. Penso “adesso glielo dico che a sto giro ha guadagnato almeno 5 metri, ed abbiamo pure fatto meta”. Solo che nel frattempo però finisce la partita, gli altri ci si fanno intorno e lui, indicandomi “Ragazzi, qualsiasi cosa vi dica di fare, ignoratela!”.

Ci sta, dai.

RaSca